Liceo Scientifico Statale Jacopo Da Ponte - Bassano del Grappa (VI)

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Domenica 5 Febbraio 2012
Giuseppe Ayala ospite a Palazzo Roberti "Chi ha paura muore ogni giorno", sopraffatto dagli abusi del racket organizzato o vittima di una struttura che opera parallela allo Stato e si impone attraverso il crimine. "Chi ha paura muore ogni giorno": è questo il titolo del libro di Giuseppe Ayala, magistrato e uomo politico, che in queste pagine rivive i giorni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due eroi del coraggio che hanno pagato con la vita la volontà di sconfiggere la mafia. Giuseppe Ayala ha fatto parte del pool antimafia di Palermo e ha rappresentato l'accusa nel primo maxi-processo a Cosa Nostra; è stato deputato e senatore per quattro legislature e sottosegretario alla giustizia dal 1996 al 2000. Due anni fa è rientrato in magistratura. Nel libro egli racconta i dieci anni di vita professionale trascorsa vicino ai giudici Falcone e Borsellino, riporta i successi a confronto con i pentiti mafiosi fino ai primi eclatanti arresti; Ayala percorre anche la successiva discesa, i fallimenti della lotta alla mafia, i ritardi e le complicità dello Stato, l'isolamento che dovettero subire i due magistrati prima di essere uccisi nelle stragi di Capaci e via d'Amelio. Sono trascorsi sedici anni da quella terribile estate e l'interesse per questa parte buia dell'Italia viene dal liceo scientifico Da Ponte: questo pomeriggio alle 18, gli studenti dell'istituto bassanese incontreranno Giuseppe Ayala, per intervistarlo alla libreria Palazzo Roberti. La sua testimonianza permetterà di rivivere il ricordo di Falcone e Borsellino, conoscerne la personalità umana, il rigore professionale e la lotta che portarono avanti, pur conoscendo il potere dell'istituzione illegale contro cui combatterono.E.C. Elena Castellan Dieci anni di storia italiana, raccontata da chi l'ha vissuta in prima persona attraverso due simboli della lotta alla mafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sono loro i protagonisti di quella stagione di indagini che, per la prima volta, ha portato a delineare la struttura e la realtà di Cosa Nostra. Le stragi di Capaci e di via D'Amelio hanno confermato la loro dedizione alla giustizia e al proprio lavoro, la ferma volontà di inseguire con la propria vita il sogno di un paese senza mafia, crimini e soprusi. Falcone e Borsellino, oggi, sono due eroi ma prima di tutto sono stati uomini: il loro collaboratore e amico Giuseppe Ayala ha raccontato questo aspetto nel suo libro dal titolo “Chi ha paura muore ogni giorno” edito a maggio da Mondadori. Magistrato e uomo politico, Ayala ha lavorato accanto ai due giudici nel pool antimafia di Palermo e ha rappresentato l'accusa nel primo maxi-processo a Cosa Nostra. A sedici anni dalle uccisioni di Falcone e Borsellino, Ayala ritorna su quegli anni palermitani attraverso i successi dei magistrati che hanno saputo opporsi alla mafia con grande passione civile. Ne racconta anche le successive delusioni, i ritardi e le complicità dello Stato fino all'isolamento e all'omicidio dei due giudici. Sabato pomeriggio, la libreria Palazzo Roberti ha ospitato Ayala per la presentazione del volume: all'incontro, seguito da un pubblico numeroso, sono intervenuti anche alcuni studenti del liceo scientifico Da Ponte che hanno intervistato il magistrato. «Dedico questo libro ai giovani - ha dichiarato in apertura Ayala -. Spesso mi capita di essere invitato nelle scuole e nelle università per raccontare la mia esperienza professionale e questo mi gratifica perché sento di essere utile alla loro formazione di cittadini». Ayala ha ripercorso le sue pagine a partire dalla formazione del pool antimafia: l'idea spetta a Giovanni Falcone, alla sua intuizione di collegare i processi contro i crimini mafiosi che prima, invece, erano trattati singolarmente in uffici differenti. «All'inizio lo Stato era con noi - spiega il magistrato - e attraverso il maxi-processo ha inferto alla mafia diciannove ergastoli e 2665 anni di carcere, ma poi è sparito. Come successore di Antonino Caponnetto, invece che Giovanni Falcone, il Consiglio superiore della magistratura ha nominato Antonino Meli che ha allineato alla tradizione il modo di operare dei magistrati e dei giudici istruttori. Il pool antimafia è stato dissolto dalle istituzioni e non dalla mafia: la scelta di Meli non significa la collusione con Cosa Nostra: la magistratura era sana e lo è ancora oggi. Conferma però la volontà di tornare alla tradizione: nella magistratura si fa carriera per anzianità, ma nella formazione del pool avevamo scavalcato questo principio. Tra Meli e Falcone, invece, ha vinto l'anzianità del primo sul percorso professionale del secondo». Per Ayala, quelli di Falcone e Borsellino restano anni irripetibili. «La mafia - risponde al pubblico che gli chiede come sia possibile l'elezione al Governo di parlamentari condannati per favoreggiamento alla mafia - è una componente organica del sistema di potere italiano e costituisce un problema per Roma solo quando uccide: dopo il maxi-processo lo Stato ha fermato se stesso pur avendo ottenuto dei risultati straordinari. Oggi, non solo gli imprenditori e Confindustria si oppongono al sistema del pizzo ma anche i giovani: sono segnali positivi e confermano che la lotta a Cosa Nostra deve partire dal basso».
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